Pensi
che i fan dei Pink Floyd fossero irritati nei tuoi confronti per esserti
diviso dal gruppo e abbiano sottostimato quanto tu abbia contribuito alla
musica ?
Non c’è dubbio che quando ci siamo riuniti e abbiamo
fatto il Live8, le cose hanno preso una prospettiva leggermente diversa.
Un enorme numero di persone ci ha visto alla TV e penso che abbia dato
loro modo di dire “A-ha, questo è quello che ha scritto le
canzoni” e di fare quel collegamento. Penso che negli anni successivi
a quando lasciai il gruppo nell’85 e quando sono andati in tour
nell’87 e nel ‘94, io ero percepito come il tipo scontroso
che era andato via in un moto di stizza. Dopo il Live8 penso che siano
giunti a “Beh, forse non è poi così scontroso dopotutto”.
Mi sono completamente goduto il Live8. Ci sono arrivato con mente molto
aperta e con il cuore molto aperto, e ho deciso di proseguire così
e farlo così. Quindi forse questo ha cambiato il sentore della
gente, in parte.
Si ha l’impressione che tu ti stessi un po’ strozzando
durante “Wish You Were Here”.
E’ l’averla presa troppo alta. Ma io amo cantare quella
canzone. Al Live8 ne ho cantato solo la seconda strofa. Ma ho sempre amato
cantarla quando eravamo in tour. Mi piace ancora molto. L’ho scritta
- quand’è che era...nel 1975 o qualcosa del genere, e significa
ancora molto per me.
E’ più difficile cantarla da quando è morto Syd Barrett
?
Io eseguo anche “Shine On You Crazy Diamond”
nei miei concerti - e devo dire che è stato leggermente snervante
eseguirla nelle prime performance immediatamente successive alla morte
di Syd. Sento ancora una profonda connessione con Syd ogni volta eseguo
quelle canzoni. “Shine On” è specificamente su di lui,
mentre “Wish You Were Here” è un brano decisamente
più generico.
Furono le droghe la causa principale del declino
di Syd ?
Oh sì. Ad ogni modo, sono certo che gli acidi hanno esacerbato
sintomi che penso si sarebbero manifestati comunque. Ma non sono un neurologo
e quindi non sono davvero la persona a cui chiederlo. Alle registrazioni
per Top Of The Pops che facemmo per “See Emily Play” stava
già diventando un po’ strambo. Diceva cose tipo: “John
Lennon non deve farlo [cantare a TOTP]. Quindi perché io dovrei
?”. Stava iniziando a non connettere. E’ stata una discesa
abbastanza rapida da lì in poi. Verso la fine del ‘68 aveva
proprio smesso di essere ‘operativo’.
E a quel punto non si è presentato ad uno dei concerti
ed è stato considerato fuori. E’ questo
quel che è successo ?
Per essere brutalmente onesti a riguardo, non venne reclutato per
uno dei concerti. Un giorno stavamo andando a prenderlo, quando siamo
arrivati al punto di dirci: “Nah”. Siamo andati solo noi e
abbiamo fatto noi il concerto.
Lui
è apparso quando stavate registrando “Shine On You Crazy
Diamond” e si è seduto fuori dallo studio, non è vero
?
Sì. E’ successo ad Abbey Road. Ma non si è
seduto fuori. E’ entrato nella sala del mixer.
E’ stato un puro caso ?
Oh, no. Sapeva esattamente cosa stava facendo e sapeva che noi eravamo
là. Syd spuntava fuori occasionalmente ad alcuni concerti, penso
aspettandosi di suonare. Non sono sicuro di cosa si aspettasse di fare
quel giorno. E’ stata una bizzarra coincidenza il fatto che noi
stavamo lavorando su “Shine On You Crazy Diamond” quando è
spuntato fuori. Io non lo riconobbi. Pensai che fosse amico di qualcuno,
questo grasso e pelato individuo che si mangiava dolciumi in fondo allo
studio.
Forse fu Dave che alla fine mi disse: “Non ci sei ancora arrivato,
vero ?”. Improvvisamente capii e dissi “E’ Syd !”
E’ stato strano.
Hai mai condiviso l’appetito di Syd per le droghe ?
Ho avuto un sacco di occasioni di assumere acidi - in effetti, di
assumere qualsiasi cosa potessi volere, sul serio. Ho assunto acido due
volte. La prima volta -non sono sicuro che anno era ma fu sull’isola
di Patmos nell’Arcipelago della Grecia- non era quella roba che
trovi sui pezzetti di carta assorbente o nei cubettini di zucchero. Questa
roba veniva da un contagocce attaccato a una bottiglia, ed era pura roba
lisergica. È stata un’esperienza straordinaria ed è
durata circa 48 ore.
Presi altro acido un paio di anni dopo, a New York. Ricordo che -nel tentativo
di andare a comprare qualcosa da mangiare- mi sono ritrovato ’nei
guai’ nel bel mezzo della notte sull’ottava strada, a fissare
un semaforo. Ho pensato: “No, non voglio più provare una
cosa del genere. No, ne ho avuto abbastanza, ne ho avuto abbastanza.”.
Se vuoi sapere l’intera storia del mio rapporto con la droga, ho
fumato spinelli per un po’ di anni, perché mentivo a me stesso
dicendomi che ci stavo superando la mia dipendenza da nicotina. Smisi
di fumare le sigarette, ma mi rollavo uno spinello ogni mattina. Sono
stato stordito per un paio di anni dicendomi che così non avevo
più il vizio del fumo.
Non appena sono finalmente riuscito a scacciare l’abitudine di fumare,
gli spinelli se ne sono andati via con essa, e gli spinelli sono una droga
molto nociva. Ti rallentano e ti bloccano qualsiasi cosa produttiva. Hanno
un’influenza molto negativa sulla vita delle persone.
Nel DVD del Live 8, le cose sembrano un po’ tese nel gruppo nelle
scene delle prove generali.
È stato così ?
Un po’. Era certo che dovesse essere così, dopo tutta
la nostra storia. Ma io ho attraversato l’intero processo determinato
a lasciar perdere in caso di discussioni. So come farlo. Se c’è
un conflitto faccio il morto, immediatamente. E tutto andrà bene.
E l’ho fatto, e sembra che abbia funzionato piuttosto bene, devo
dire.
Ma non riusciresti a lasciar perdere e fare il morto per un intero
tour, giusto ?
No. Lasciar perdere e fare il morto non è il mio stile naturale.
Ho decisamente troppa vitalità ed esuberanza, e troppo attaccamento
al lavoro, e decisamente troppe idee. Il mio stato naturale è quello
di esprimere costantemente le mie idee e le mie sensazioni, a volte a
tutto volume. Stare spento è una condizione davvero aliena per
me.
Ti
sei sentito come se Dave Gilmour fosse al comando e tu stessi semplicemente
facendo quello che ti diceva di fare ?
No, certamente no. E’ stato tipo controllare l’intera
faccenda senza fare alcunché. Un po’ avevo l’impressione
di camminare sulla carta velina. Penso sia stato un po’ preoccupante
per lui. Potrei sbagliarmi, ma lui se n’è venuto fuori con
strani commenti dopo il Live8, uno dei quali è stato: “Non
capisco il grande scompiglio. Sarebbe stato semplicemente la stessa cosa
con Roger o senza Roger lì presente”. Questo mi ha mostrato
che forse lui non ha esattamente colto quanto importante fosse la simbiosi
tra noi quattro durante “gli anni d’oro” del gruppo.
Eravamo ‘grandi’ insieme. Tutti ci abbiamo messo una parte,
ma si trattava della combinazione dei quattro diversi talenti. Era una
cosa davvero davvero speciale.
Cosa
potrebbe riunirvi per un tour ? - Soldi ? Una giusta causa ?
Dave è molto recalcitrante all’idea di fare qualsiasi
cosa insieme di nuovo: per 20 anni i Pink Floyd sono stati creatura sua.
Non vuole lasciare quella posizione e cosa potrebbe farglielo fare?
Ascolta. Se in qualche modo, agendo su tutti i nostri ego, tutta la storia
e quant’altro, potremo riuscire a rimetterci assieme per una ragione,
non importa di cosa si tratti - e forse fare qualche concerto a Londra,
qualche a New York e qualche a Los Angeles, in Palestina, o dovunque sia
… Io ci starei. Non dovrebbe essere un-concerto-e-basta, perché
fare tutto il lavoro preliminare per solo 1 concerto non varrebbe la pena.
Ma un discreto numero di eventi che tracciasse carinamente una linea sotto
al lavoro di noi quattro insieme a me darebbe molta soddisfazione. Sarei
pronto a investire 6 mesi o un tempo più o meno così per
preparare una cosa come questa. Sono sicuro che Nick la farebbe anche
lui, ma non penso che Dave la voglia.
Questa è una sua prerogativa, e non lo biasimo. Se si parla di
costruire un intero nuovo spettacolo, questa cosa stimola il mio appetito,
non negando cosa dissi a fine anni ‘70 riguardo agli stadi e quanto
brutto fosse suonarci, tutte cose che all’epoca per me erano vere.
Ma una cosa ‘Pink Floyd’ necessiterebbe di un sacco di seria
riflessione. Certo, quando ero nel gruppo, facevo io tutto il lavoro di
concetto. Ho scritto la maggior parte delle canzoni e ho ideato tutti
gli show, quindi la cosa potrebbe rivelarsi difficoltosa.
Nick
Mason ha affermato che c’era più collaborazione nei Pink
Floyd di quella che tu ti preoccupi di ammettere.
Nick e io siamo tornati ad essere di nuovo grandi amici, perciò
non voglio fargli arruffare le piume.
A dire il vero non sono sicuro se posso o no, perché scherziamo
su queste cose tutto il tempo.
Molti di quelli che leggono questa intervista saranno a conoscenza del
suo libro, Inside Out. Lui mi mostrò la bozza originale - un sacco
della quale era stata scritta durante gli anni bui, quando io ero l’orco
cattivo - e, per ripagarlo, quando mi disse “Potrei avere un tuo
commento?” lo scorsi e quasi tutta la storia fu marcata dal mio
pennarello blu. Ha poi cambiato le piccole parti strambe, ma dovreste
leggervelo da voi. Ha scritto la più meravigliosa delle fiction.
Ma devo dire che, solo perché io penso che parte del libro sia
raccontata male, questo non significa che necessariamente lo sia davvero
- sappiamo che la memoria umana è un dispositivo straordinariamente
idiosincratico e fallibile. La gente inconsapevolmente si costruisce ricordi
che sono convenienti e propizi all’ego.
Potrebbe benissimo essere che io, per esempio, non posso che ricordare
che quando ero seduto nel capannone in fondo al mio giardino della casa
di Londra e mettevo insieme il nastro da un quarto di pollice con tutti
i suoni di registratori di cassa per l’inizio di “Money”
ero completamente da solo.
Lui invece ricorda noi due insieme a farlo. Forse lui era davvero lì.
E’ possibile. Chi può saperlo ?
Per anni la gente si è concentrata sui tuoi conflitti con
Dave, ma hai anche dei bei ricordi del lavorare con lui, no ?
Dave è un grande cantante. Era un orecchio davvero acuto e
sensibile per l’armonia. Un sacco di quelle tracce doppie e quelle
parti armoniche in Dark Side dove canta lui… un sacco di parti degli
album - me ne stavo seduto da una parte mentre le realizzava, e lui seguiva
il suo istinto e produceva quelle grandiose armonie. Ero sempre piuttosto
timorato di quella capacità. Ci vuole grande talento per essere
capaci di fare ciò, ed è un qualcosa che apprezzo davvero.
Una delle grandi spaccature, ovviamente, fu quella su “Comfortably
Numb”.
Ci fu una discussione. Editammo la traccia e la spedimmo a New York
a Michael Kamen, che scrisse e registrò la partitura degli archi.
Suonarono fantastici, quasi la cosa pià bella che Michael avesse
mai fatto. La adoro. Dave disse che pensava che la traccia fosse moscia,
o una cosa così, e volle ri-editare la batteria, il basso, questo,
quello e quell’altro. A quel tempo io stavo realizzando la mia parte
vocale al Jacques Loussier Studio, perché ci eravamo resi conto
che dovevamo suddividerci il lavoro. Dave stava ancora ai Bear Studios,
a realizzare parti di tastiera. Ri-editò il ritmo di base del brano
e incollò il tutto e disse “Ecco che va !”. La ascoltai
e la odiai. Era diventata in un attimo, a mio avviso, davvero legnosa;
semplicemente non commuoveva più. E questa fu la grande discussione.
Dissi: “No, come era prima era grandiosa. Questa è pessima
!” E lui: “No, come era prima era terribile. Questa è
grandiosa !”. Così la canzone venne incisa con quattro battute
della sua versione e quattro battute della mia…. L’intera
traccia è fatta in questo modo. Fu una strana specie di contrattazione
tra lui e me.
Quindi
fu una battaglia.
Sì, diventò una battaglia. La versione finale è
un compromesso tra i due differenti punti di vista. Comunque chi può
dire - se potessimo tornare indietro e ri-ascoltare le due differenti
versioni - che riusciremmo a trovare tutte le differenze che vedevamo
allora ? Il compromesso finale è talmente buono. Inizio a sospettare
che entrambe le versioni erano grandiose.
Hai detto, dopo il tuo primo tour come solista, che il tuo spettacolo
era uno spettacolo dei Pink Floyd, eccetto che per il fatto che c’era
un diverso batterista, un diverso chitarrista e un diverso tastierista.
Ho detto così ? Davvero provocatorio da parte mia.
Pensi che quella affermazione sia vera adesso per questo tuo tour
?
Assolutamente No. Eseguo principalmente le canzoni che mi appartengono
dentro. Alcune di loro sono ovviamente co-scritte con gli altri …
alcune di quelle di Dark Side lo sono. E sto anche trattando Dark Side
come si potrebbe trattare un pezzo di musica classica. Perciò stiamo
riproducendo alcuni degli assoli di Dave. Devo anche parlare di Carol
Kenyon, che fa parte della mia band e fa un grande lavoro su “The
Great Gig In The Sky”. Lei è notevolmente fedele alla performance
originale di Claire Torry nel disco. Il pubblico va fuori di testa perché
riconoscono la sequenza ma notano anche che lei la reinterpreta senza
deviare troppo dalle note originali. Non è facile. Ho sentito altre
vocalist cercare di replicare “Great Gig”, non ultime quelle
in alcuni dei concerti che Dave, Rick e Nick hanno fatto assieme. Le ragazze
che hanno avuto non si sono neanche avvicinate all’originale.
Per quale motivo, secondo te, Dark Side … è ancora
così popolare ?
Il disco è musicalmente sofisticato ma anche semplice. La struttura
delle canzoni è molto semplice. Come testi, parla alle generazioni
seguenti che hanno continuato ad avere le stesse preoccupazioni ancora
e ancora e ancora. Tristemente, una canzone come “Us And Them”
sembra semplicemente fatta apposta politicamente per il 2006 così
come sembrava fatta apposta per il 1979. E una canzone come “Time”
esprime sensazioni che un sacco di ragazzi provano quando raggiungono
una particolare età e iniziano a cercare un senso. Odio essere
colui che vi deve informare su questo, ragazzi che siete là fuori,
ma la cosa non passa. Si continua a ri-esaminare le nostre vite e i nostri
rapporti con i nostri amici, con la nostra famiglia, e con gli altri esseri
umani. Non c’è dubbio che ci sia un enorme attaccamento a
quell’opera che attraversa innumerevoli generazioni di persone e
che è molto commovente quando la esegui dal vivo. Durante lo spettacolo,
vado verso le estremità del palco e mi avvicino alla gente. Ricevo
empatia da ogni tipo differente di persone, particolarmente da quelli
delle gallerie, dove i posti sono per chi può permettersi solo
la spesa minore. Ce n’è di tutte le età, dai 10 agli
80 anni, ed è grandioso !
Quand’è stata l’ultima volta che hai fatto
un tour di uguali dimensioni dell’In The Flesh tour ?
L’ultimo grande tour precedente fu nell’87 - il Radio
KAOS Tour. Poi feci The Wall a Berlino nel 1990. Cos’è accaduto
dopo ? Beh, ho divorziato e me ne sono andato in giro per un po’.
Ho fatto un concerto nel 1992 per Don Henley durante il suo Walden Woods
Project nello Universal Amphitheatre di Los Angeles. Mi chiese se potevo
cantare qualche canzone. Eravamo Don, io, John Fogerty e Neil Young. Una
grande notte. C’era un enorme sentimento di calore che proveniva
dal pubblico, e ho pensato “Wow, non c’è male. Forse
dovrei rifare di nuovo un po’ di tutto questo” e questo pensiero
è rimasto in fondo alla mia mente lungo gli anni ‘90, quando,
finalmente nel ‘99, ho pensato: metterò un dito nell’acqua
per sentire la temperatura e vedrò cosa succede. Ed è andata
bene. Così sono tornato fuori nel 2001. E adesso sto andando in
tour con Dark Side… e va tutto bene.
I
Pink Floyd sono sempre stati considerati dei pionieri della musica. Pensi
ancora a te come ad un innovatore ? Quali delle cose a cui stai lavorando
pensi siano all’avanguardia ?
Mi
sto ritrovando a camminare all’indietro verso un’espressione
musicale più semplificata. C’è una parte di me che
vuole disperatamente essere Neil Young, John Prime o Bob Dylan. Quando
mi siedo da solo a casa con una chitarra, cerco spesso il filone aurifero
di quelle sequenze melodiche strutturate con semplicità. Cerchiamo
sempre una nuova “Knockin’ On Heaven’s Door” o
una “Heart Of Gold”. Ci sono ancora pepite laggiù,
nelle 12 note, che ci aspettano. Detto questo, sto ripetendo che sono
lì lì per far uscire un nuovo LP da 13 o 14 anni, ormai.
Ho scritto una tonnellata di canzoni e sono tutte lì sedute che
aspettano. Penso che la spinta per finire qualcosa o tornare in studio
sarà politica. Ho la forte sensazione che la forza che mi guiderà
sarà la mia passione per la politica.
Una delle nuove canzone che hai eseguito in questi concerti è
“Leaving Beirut”, che hai originariamente scritto in forma
di racconto breve 25 anni fa. Rende manifesta la tua contrarietà
alla guerra in Iraq.
È la storia di me che lascio Beirut a 19 anni. Stavo viaggiando
nel medio-oriente con alcuni amici e l’automobile si ruppe. Dovetti
andare a casa facendo l’autostop. Fu un’esperienza straordinaria
e una grande avventura. Ad ogni modo, la prima notte di quel viaggio,
fui accolto da una famiglia Arabo/Libanese. Si misero a dormire sul pavimento
dietro a un telo insistendo che io dovevo dormire sull’unico letto
che c’era a disposizione.
Fu davvero commovente, e quindi quando Bush e Blair invaserò l’Iraq
nel 2003, diventai così triste, disgustato e irritato da quel folle,
banale, incredibile, stupido, inumano errore che mi sentii portato a scrivere
alcuni versi che esprimessero la mia disapprovazione. Ho registrato la
narrazione del racconto breve e ci ho inserito i versi cantati. Poi ho
pubblicato il tutto sul web assieme a un altro brano che ho scritto nello
stesso momento “To Kill The Child”, che parla anch’esso
dell’invasione dell’Iraq - sulla quale sono ancora confuso.
Sappiamo che non ha niente a che fare con armi di distruzione di massa
o con l’11 settembre. Sappiamo che non ha niente a che fare con
il terrorismo. Che fosse semplicemente una mossa economica ? Che fosse
per creare un avamposto militare statunitense in quella parte del medio-oriente
? Ancora non ne ho idea.
Ci sono state reazioni miste alla canzone durante il tour, non
è così ? Sei rimasto sorpreso da questa cosa ?
Sì, ci sono state.
Non sono state affatto negative in Inghilterra, perché anche quando
avevamo appena invaso l’Iraq nel 2003, il 75 per cento della popolazione
britannica era contro l’invasione. 2 milioni di persone hanno manifestato
per le strade di Londra. Come mai Blair sia ancora al potere, non lo capirò
mai. Il primo concerto che ho fatto negli States è stato a Holmdel
nel New Jersey e là ci sono stati alcuni ‘buu’ quando
l’abbiamo terminata. Qualcuno, dopo, mi ha riferito che c’erano
varie basi militari statunitensi vicini ad Holmdel e quindi forse c’erano
alcuni militari nel pubblico.
Un sacco di persone hanno fatto l’errore di pensare che la canzone
attacchi i soldati americani. Niente potrebbe essere più lontano
dalla verità. Il mio cuore è con quei ragazzi, che sono
là fuori a fare il loro compito al meglio delle loro possibilità
in circostanze davvero difficili. E il mio cuore è con le loro
famiglie. Il fatto che penso che si tratti di una inutile guerra senza
senso non c‘entra. Non mi sarei mai sognato di criticare la politica
estera dell’Amministrazione.
Altre persone del pubblico statunitense mi hanno scritto. C’è
stata una favolosa coppia che è venuta al concerto che abbiamo
tenuto all’Hollywood Bowl e mi hanno scritto: “Abbiamo sborsato
600 dollari per i vari biglietti. Mia moglie era una grandissima fan sia
del tuo materiale sia del materiale Pinkfloydiano. Come hai potuto guastare
la nostra serata trasformando il concerto in un rally politico ?”
E andava avanti: “Come puoi permetterti di criticare il nostro presidente.
Non sei neanche un cittadino americano.” Frena. Non posso criticare
Bush perché non sono un cittadino americano ? Significa che devi
essere tedesco per poter criticare Hitler, o Iracheno per poter criticare
Saddam Hussein, o Cinese per poter criticare i genocidi politici di Mao
Tse-Tung ? Questa idea è ridicola. Neil Young è stato attaccato
sulle stesse basi. Lui è Canadese.
Chiaramente questa cosa è senza senso.
Come ti piacerebbe essere ricordato ?
Mi piacerebbe essere ricordato come qualcuno che ha espresso la sua
verità ed è stato fedele ad essa nei momenti fortunati e
in quelli sfortunati e non è stato sviato dalle stravaganze della
moda, della popolarità, o di qualsiasi altra cosa. Io dipingo ciò
che vedo.
Qual è stato il più grande errore che hai commesso
nella tua carriera ?
Oh Dio mio ! Penso che siano state le prime conseguenze dello scisma,
quando ho lasciato i Pink Floyd nel 1985, lasciandomi andare dentro al
dibattito pubblico e dicendo cose spiacevoli sugli altri ragazzi. Se fossi
stato saggio, avrei tenuto la bocca chiusa. È stato abbastanza
sgradevole, e ne sono pentito.
Hai già sfornato il tuo capolavoro ?
Capolavoro è una parola davvero grossa. Penso di essere stato
addentro alla realizzazione di alcuni dischi che sono davvero niente male.
Dark Side Of The Moon, The Wall e Amused To Death. Li nominerei probabilmente
i tre lavori dei quali sono maggiormente orgoglioso.
Stai
attualmente ri-scrivendo The Wall ?
Sono impegnato nella sua riscrittura per trarne un musical.
Sperabilmente, apparirà a Broadway nel giro di due anni. Sto lavorando
con uno scrittore inglese di nome Lee Hall. Ci stiamo divertendo un sacco.
La mia spinta nel rivisitare la stesura è che sia il disco originale
sia il film sono austeri e algidi. Io non mi sento austero e algido !
Lo humour è sempre stato una componente importante della mia vita.
Rido un sacco con la mia famiglia e con gli amici. Perciò sto aggiungendo
un po’ di risate a The Wall.
Tu
hai anche scritto un’Opera Lirica, Ca Ira, la cui prima incisione
l’hai fatta uscire nel 2005.
Come è stato passare dal Rock alla Musica Classica ?
È una questione tecnica. La musica è musica qualunque
sia il genere. Sia che io stia arrangiando una canzone rock, sia che io
stia scrivendo e arrangiando una partitura per orchestra, i problemi inerenti
sono gli stessi. È semplicemente dipingere con una diversa tavolozza.
Stai cercando di commuovere le persone. La musica è una cosa davvero
davvero semplice. Devi semplicemente organizzare i suoni per cercare di
provocare una risposta emotiva nell’ascoltatore o nello spettatore.
Quest’opera è sulla Rivoluzione Francese. Cosa
ti ha spinto verso questo soggetto ?
Il libretto originale è stato scritto da dei miei amici, una
coppia di Francesi di nome Etienne e Nadine RodaGil. E anche se è
una specifica narrazione storica sui primi anni della Rivoluzione Francese,
è anche sulla tirannia e su come risponderle. È sull’eguaglianza
… sulla libertà, sull’imparare a ragionare. È
sul come riuscire a venire a sapere la storia, ed è sui dati empirici
che abbiamo a portata di mano, per scoprire la strada che porta alla vita
moderna, e sul come riuscire a imboccare l’altro finale con un maggior
numero di persone più felice e più a lungo.
C’è una canzone tra quelle che hai scritto che riassume
tutto quello che avresti sempre voluto dire attraverso la musica ?
Due canzoni mi saltano immediatamente in mente: “Us And Them”
e “Wish You Were Here”.
Cosa progetti di fare quando questo tour sarà finito ?
È
un sacco di lavoro mettere assieme questo spettacolo. Mi piace quello
che abbiamo realizzato. Ci sto ancora lavorando e continuerò a
farlo. Ma quando arriveremo alla fine della prossima tranche il 14 Luglio,
sarà la fine per un po’. Ci sono così tante altre
cose che volevo già fare. Non andrò in giro nel 2008. So
già che non ci andrò. Non voglio andare di lungo.
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